Dalle maxi-privatizzazioni, le opportunità di commesse per oltre 1.000 PMI Italiane

Dic 3, 2018

Dott. Graziano Messana, consulente in Brasile, commenta la situazione economica brasiliana dopo le elezioni, i piani del nuovo governo, che favoriranno le relazioni con gli Stati Uniti, Israele e l’Italia e sottolinea anche i settori che identifica che hanno un maggiore potenziale di investimento in Brasile, come le PMI italiane. Il Paese è un focus per gli investitori stranieri, in particolare per gli italiani che hanno circa 1.000 aziende nel territorio brasiliano e molti di queste sono PMI italiane.

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La situazione economica brasiliana è in profondo divenire dopo che le elezioni dello scorso ottobre hanno consacrato presidente Jair Bolsonaro, figura dibattuta e ampiamente discussa, che in campagna elettorale ha promesso un massiccio piano di privatizzazioni delle oltre 400 aziende statali. Il nuovo corso economico, secondo quanto annunciato, passerà anche da una graduale apertura all’estero dello Stato, con un progressivo riavvicinamento agli Stati Uniti, e dalla riduzione del deficit fiscale. “Veniamo dalla più profonda crisi degli ultimi 50 anni, con tassi di quasi il -3,5% del pil nel 2015 2016, un’inflazione di oltre il 10% e tassi d’interesse nei termini concreti di economia reale del 20% al mese”, spiega Graziano Messana, fondatore di Gm Venture. “L’economia ora ha iniziato a uscire dalla recessione. Per il 2018 ci aspettiamo + 1,5 di pil e +2,5% per il 2019″.
L’idea del nuovo governo è quello di ridisegnare i piani economici, a partire anche dalla geografia delle alleanze.”In un recente discorso, il presidente ha detto che vuole privilegiare rapporti con Usa, Israele ed Italia. Vede con grande simpatia gli scambi con l’Italia”, prosegue Messana, che in Brasile con Gm Venture gestisce le filiali italiane di grandi aziende e di PMI italiane, per un totale di circa 30 società. L’attrattività del Paese è forte, “il tasso di cambio è un punto a favore”, di richiamo per chi vuole invetire. Sono 1.100 circa le aziende italiane ora presenti in Brasile e secondo Messana le condizioni politiche ed economiche attuali potrebbero contribuire a creare nuove possibilità. I settori che individua essere a maggior potenziale sono agrobusiness, Internet of things(IoT), fintech e forniture.
“L’agricoltura cresce storicamente del +4% all’anno. Le imprese cercano innovazione e tecnologie che possano essere applicate al loro settore. In Italia esistono società che hanno soluzioni interessanti ma che no hanno un mercato di sbocco. Il Brasile lo è”.
Poi c’è l’IoT. Tra gli ambiti di applicazione “la sanità, ovvero tutto il monto ospedaliero che non ha un sistema integrato tra mondo privato e pubblico e assicurazioni per i rimborsi. Elesmart city: in Italia abbiamo sia le esperienze che le tecnologie, loro no, e hanno appetito di domotica industriale. Per esempio, sul fronte sicurezza, il Paese è insicuro ma non può usare solo guardie armate, serve la tecnologia, serve sicurezza generale di nuova generazione”.
Lato fintech, “esistono società italiane che hanno sviluppato sistemi di pagamento alternativo, microprestiti tra persone, e sono interessate a capire come entrare in Brasile con una prospettiva nel settore che nei prossimi dieci anni è in esplosione”. Infine c’è il grande comparto dell’arredamento e dei complementi d’arredo, soprattutto per quanto riguarda gli uffici, un ambito ancora da esplorare dove sono attive solo 13 aziende italiane. Per Messana, la strategia vincente per fare breccia è quella di “adattarsi alla domanda specifica del Paese, senza vendere unicamente i propri prodotti della collezione allo stesso prezzo del listino italiano”.
Il mercato brasiliano “è complesso e denso de burocrazia. Da parte nostra forniamo il giusto supporto per favorirne l’ingresso ma su 1- progetti che arrivano, ne scartiamo 8. Solo progetti forti risultano vincenti e in grado di competere”.

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