Aziende italiane Brasile: consulenti finanziari sempre più “in House”.

Nov 1, 2016

GM Venture è una società di consulenza e gestione fondata nel 2006 e con sede a San Paolo. Gestiamo investimenti di aziende italiane in Brasile con focus particolare su: attività day-by-day (start-up, gestione filiale) e attività straordinarie (M&A, penetrazione mercato). Leggi l’articolo per scoprire tutti i servizi che offriamo in Brasile qui sotto.

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Sotto la lente il caso di GM Venture. Da San Paolo, la società fondata da Graziano Messana si sostituisce al cfo nelle branch delle aziende italiane in Brasile

Se la consulenza è diventata un settore sempre più competitivo, dove per trovare il próprio posizionamento serve avere un’approfondita conoscenza del business e dell’impresa del cliente, per molti professionisti entrare in azienda è diventato “il” business.

Parliamo di società che offrono servizi manageriali in outsourcing, come Your Cfo  ma anche di team che ricoprono ruoli in house in determinati contesti, ad esempio in caso di operazioni di finanza straordinaria o, in modo particolare, di ingresso in un nuovo mercato.

«Aprire una filiale o fare acquisizioni in un Paese straniero è un segno positivo di crescita dell’azienda, ma rischia di essere un’evoluzione piena di minacce se non la si gestisce in modo attento – osserva Graziano Messana, founding partner della società di interim management e consulenza GM Venture, con sede a San Paolo, in Brasile – in particolare in mercati complessi come quello sudamericano».

CONSULENZA PERMANENTE

 Con un team di 10 persone, a due passi dalla Avenida Paulista, la quinta strada della città capitale finanziaria del Brasile, GM Venture è stata fondata da Messana nel 2006. La società si rivolge próprio a chi ha intenzione di entrare nel mercato brasiliano sia attraverso operazioni di m&a, di apertura di nuove sedi o di negozi, sia com l’avvio di startup e ha bisogno di qualcuno che conosca il Paese e sappia occuparsi della società.

Il gruppo fonda il proprio modello di business su due pilastri: una presenza nel mercato di riferimento, in questo caso quello brasiliano – che «con i suoi 204 milioni di abitati e un prodotto interno lordo di 1.774 miliardi di dollari è un Paese ricco di opportunità di business» osserva Messana – e la valorizzazione di una figura che non sempre viene considerata come dovrebbe in un’azienda, quella del chief financial officer.

«Inizialmente l’idea era quella di gestire l’apertura di una branch o un’acquisizione in Brasile per conto della casa madre – racconta il manager – quindi avviare la struttura curando tutti gli aspetti finanziari e fiscali, riportando a imprenditori e azionisti, e poi consegnare tutto il pacchetto al cliente una volta stabilizzato il business».

Dopo due-tre anni di gestione, «abbiamo però capito che per le società era spesso difficile trovare un sostituto, in particolare manager italiani, in grado di gestire com altrettanta efficacia le criticità del mercato brasiliano» perché, osserva, «per conoscere e capire bene la situazione finanziaria e legislativa del Brasile serve molto tempo che le imprese all’estero non hanno».

Il gruppo ha dunque iniziato a offrire un servizio «permanente» sai «come consulenti e sia entrando direttamente in società come cfo o come direttore generale della filiale».

Ma chi entra in azienda? «In molti casi direttamente il sottoscritto – spiega Messana – in altri subentrano nostri manager italiani e brasiliani ai quali prima facciamo formazione». Dopo 10 anni di attività, la società segue oggi, con 40 manager dislocati, oltre 20 aziende clienti, fra le quali Italia Independent, Fiera Milano, Eataly, Brunello Cucinelli, Moleskine e Azimut.

UN MERCATO NON PER TUTTI

 Tutti clienti, precisa Messana – un passato in Lussemburgo nell’investment banking e in Italia nella società di advisory Electa – che «ci hanno conosciuto grazie alle segnalazioni del nostro network ossia studi legali, istituzioni finanziarie e imprese. Non facciamo infatti attività di marketing di noi stessi, ma andaimo avanti grazie alla reputazione che ci siamo costruiti. E non cerchiamo neanche di convincere un’azienda a entrare nel mercato brasiliano. Anzi, quattro volte su cinque rifiutiamo un mandato perché riteniamo che quell’azienda non abbia le caratteristiche giuste per stare in Brasile».

Per stabilirlo «facciamo uno studio di fattibilità dove esaminiamo i competitor sul territorio brasiliano, cerchiamo di capire quanto il prodotto sia vendibile in Brasile, analizziamo il business model dell’azienda, facciamo un’analisi del mercato e del settore di riferimento e lo tariamo su imposte, costo del denaro e sulle altre difficoltà presenti nel mercato».

Fra queste ci sono, ad esempio, «il costo del denaro fra i più alti del mondo, un sistema fiscale pesante – per pagare le tasse in Brasile servono 2.600 ore di lavoro all’anno, contro una media mondiale di 261 ore (l’Italiane conta 269 ndr) – un’inflazione attuale al 7,20% e costi e dazi sulle importazioni che possono arrivare a pesare per il 100% del valore iniziale del prodotto». Senza contare poi «che il Brasile è fra i Paesi con più cause di lavoro al mondo: solo nel 2016 ci sono stati 3 milioni di processi».

LE OPPORTUNITÀ DEL BRASILE, TRA DIMENSIONE E CONSUMI

 

Nonostante alcune incertezze a livello globale, i mercati emergenti, spinti dalle crisi politico finanziarie in Ue e Usa, hanno vissuto un trimestre solido, stando al report trimestrale di Templeton Emerging Markets Group.

In particolare, all’attenzione di molti osservatori internazionali c’è il Brasile, tornato sotto i riflettori finanziari dopo l’avvicendamento politico avvenuto con l’impeachment della “presidenta” Dilma Rousseff e l’ingresso di Michel Temer che si prevede rimarrà in carica fino alla fine del 2018. «L’economia brasiliana è ciclica – spiega Graziano Messana – ha avuto una veloce ripresa dopo la crisi finanziaria del 2009, con un boom economico dovuto alla crescita del mercato interno e all’alto prezzo delle commodities. La recessione economica mondiale e la crisi politica ne hanno accentuato le debolezze, ma adesso, dopo due anni di crisi, il Paese vede interessanti prospettive di crescita già a partire dal 2017 dello 0,5%, rispetto a un -3,2% del 2016».

La potenza del Paese latino viene in parte dalla sua dimensione: «Assieme a Stati Uniti, Cina, Russia e India, il Brasile è uno dei pochi al mondo ad avere più di 100 milioni

di abitanti, una superficie di oltre 3 milioni di Km2 e un Pil di oltre 1000 miliardi». Inoltre è la porta di ingresso ai mercati del Mercosul.

SOLUZIONI TECNICHE

In questo contesto, ciò che Messana e il suo team fanno è offrire soluzioni tecniche che possano fare da contraltare alla complessità del mercato brasiliano: «Ad esempio – spiega – mettiamo a punto strumenti di ottimizzazione dele operazioni finanziarie, da quelle strutturate sul credito alla protezione del tasso di cambio, che è molto volatile. Facciamo un accurato cash management com reporting settimanale alla casa madre, gestiamo i consulenti e i rapporti con gli azionisti, ci occupiamo di proteggere la proprietà intellettuale dell’azienda e di ottimizzare i costi delle importazioni».

Inoltre «siamo anche rappresentanti legali della società, ruolo per il quale è richiesta ad esempio la residenza in Brasile, e interveniamo nella fase post-closing in operazioni di m&a gestendo l’integrazione tra le società».
L’obiettivo, aggiunge, è «gestire tutto ciò che possa far generare risultati alla filiale» e «salvaguardare il valore che si può perdere se non si capiscono e non si conoscono le dinamiche del mercato».

Per Messana, questo lavoro può farlo solo un direttore finanziario: «I country manager e i direttori commerciali, figure che spesso hanno in carico anche la gestione finanziaria delle branch straniere, dovrebbero focalizzarsi sul business e pensare a fatturare. La gestione della finanza deve essere in mano a un cfo che sappia quali tasse può scaricare e conosca il sistema finanziario brasiliano, altrimenti anche con un Ebitda alto non si genera cassa».

Il cfo è per Messana «una figura fondamentale che le aziende spesso non riescono a trovare o sottovalutano. Ed è qui che subentriamo noi, portando competenze e prendendo in mano tutta la gestione finanziaria della società».

E i costi? «Noi applichiamo management fee che sono flat e no time consuming: l’azienda non paga in base al tempo della consulenza ma ha una tariffa precisa e definita che normalmente si rinegozia una volta all’anno. In questo modo la casa madre sa fin da súbito quanto gli costerà la gestione finanziaria della branch e potrà così inserire i costi nei budget».

I manager invece sono a tutti gli effetti dipendenti dell’azienda in un «allineamento di interessi e favorendo la creazione di sinergie con piani di “management by objectives”, ossia gestione per obiettivi».

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