Aprire un’attività in Brasile: la tela di Bolsonaro e l’Italia investe di più

Set 24, 2019

Nella materia il Dr. Graziano Messana, parla di dati economici, presenza italiana e su gli importanti flussi d’investimento italiano in Brasile.

Aprire un’attività in Brasile può essere un’ottima opzione. Da allora, ci sono grandi investitori italiani come Enel, FCA, Azimut e Ferrero. Queste aziende sviluppano la loro attività in Brasile con grande eccellenza, scopri di più sui loro risultati commerciali nell’articolo qui sotto.

Per avere maggiori informazioni sulla presenza di aziende italiane in Brasile, clicca qui.

Malgrado l’isolamento ideologico del leader, la Gm Venture rivela che quasi mille aziende sono presenti in pianta stabile nel Paese carioca, in continuo aumento grazie agli incentivi del governo

L’ Enel è uno dei principali protagonisti nella distribuzione di elettricità in Brasile, un Paese di 200 milionidi abitanti grande quanto l’Europa, nonché il leader delle fonti rinnovabili grazie ai massicci investimenti di Green Power in centrali eoliche e solari. La Fca ha annunciato in maggio un investimento da 4 miliardi per potenziare e ammodernare ulteriormente lo storico impianto Fiat di Betim, periferia di Belo Horizonte, nonché quello ex-Chrysler dove produce Jeep a Goiana nello stato del Pernambuco a nord di Rio de Janeiro. La Azimut/Benettidà lavoro a quasi mille dipendenti nei suoi cantieri navali di Itajai vicino al confine con l’Argentina, 45mila metri quadrati dove costruisce yacht di lusso lunghi fino a 50 metri. La Ferrero ha ormai 400 addetti nel suo stabilimento di Minas Gerais nel suo stabilimento di Minais Gerais nella regione di Pocos de Caldas al sud del Paese, in cui dal 1994 produce Nutella e Kinder da esportare in tutto il mondo, Europa compresa. L’elenco continua a lungo. «L’Italia nel semestre da ottobre 2018 a marzo 2019 si è af­fermata come primo investitore in Brasile, una posizione storicamente dominata dagli Stati Uniti e poi dalla Cina», spiega Graziano Messana, un manager con esperienze in comit (ora Intesa) e Banca Electa, che nel 2006 ha fondato a San Paolo la Gm Venture, una società che offre servizi di consulenza e gestione finanziaria e amministrativa per le imprese italiane che sbarcano nel Paese carioca. Il flusso di investimenti annunciati dall’Italia per il 2018 ammontava a 3,5 miliardi di dollari, quelli per il primo trimestre del 2019 a quasi 5 miliardi.

«Passata la recente grande crisi – aggiunge Messana – l’economia è tornata a crescere. Certo, non a ritmi da record, diciamo l’l,5% l’anno, ma con indicatori che non allarmano più. L’inflazione è scesa fino al 3,5% e i tassi d’interesse al 6%, il minimo storico. Solo nel 2017 erano al 13%».

Trend Positivo

In questo quadro confortante si inserisce l’industria italiana. Con sempre nuove iniziative e riconoscimenti. La Barilla, che iniziò a produrre pasta nel 1995 in joint-venture con la Santista Alimentos nello stato di San Paolo, è stata ora la prima impresa del settore a ricevere la certificazione Certifled Humane Brasil sulle uova utilizzate. La Salini Impregilo ha in Brasile la maggior parte degli oltre 2000 chilometri di autostrade che gestisce in concessione nel Sudamerica. La Eataly di Oscar Farinetti con un investimento di 35 milioni di euro ha creato a San Paolo un maxi-centro alimentare che si estende su quattro piani con 13 ristoranti. Luxottica ha acquisito per 110 milioni di euro il 100% di Óticas Carol, catena di ottica in franchising con oltre mille negozi ed un fatturato annuale di 200 milioni di euro. E, fra le attività commerciali, Valentino, Cucinelli, Armani, Prada e via dicendo sono presenze consolidate. Insomma, c’è sempre più Italia in Brasile. «Il nuovo governo di Jair Bolsonaro ha destato riserve ideologiche in ambito internazionale – sottolinea Messana – però gli va riconosciuto di aver inserito tecnici pragmatici nei dicasteri economici che contano. Non a caso la riforma previdenziale è in dirittura d’arrivo e la riforma tributaria è alle porte. Il clima per il business di qualità è favorevole».

I Criteri di Classificazione

Gm Venture, con la collaborazione di Kpmg e dell’ambasciata italiana a Brasilia, ha redatto un censimento delle attività italiane in Brasile.

Il criterio di classificazione ha considerato solo le società detenute da persone giuridiche italiane o riconducibili a tali, escludendo quindi le società detenute da persone fisiche italiane o da italiani che si sono trasferiti in Brasile. Investimenti diretti esteri “genuini”, insomma. Le attività così registrate – da chi possiede una o più fabbriche fino a chi ha una sede in Brasile e coordina su base stabile l’import/export di beni sono 969, un numero destinato a crescere sulla base delle dichiarazioni d’intenti di diversi imprenditori.

«È importante – sottolinea Messana – il livello di “traino” delle grandi aziende. La Fiat per esempio ha trascinato un gran numero di subfornitori (le imprese attive nell’automotive censite sono 82, ndr), dai costruttori di interni in pelle fino ai produttori di fanali, alcuni dei quali hanno impianti di assemblaggio qui o si appoggiano ad aziende locali, il tutto per uno sviluppo indotto di grande importanza». Lo studio sarà presentato il 1° e il 2 ottobre a Roma e Milano in due conferenze presso l’ambasciata brasiliana e l’auditorium di Intesa. Il rapporto contiene, oltre a una capillare analisi dell’esistente, una rassegna delle opportunità, delle agevolazioni e degli uffici dove rivolgersi per ognuno dei 26 Stati da cui è composto il Brasile, oltre al distretto federale della capitale Brasilia.

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