Investire in Brasile: un possibile antivirus contro la pandemia?

Apr 7, 2020

Il Brasile sarebbe un possibile antivirus contro Covid-19? In questo articolo, vedi l’opinione del Dr. Messana su come il Brasile possa essere una soluzione per gli investitori stranieri. Con il suo tasso di cambio favorevole per investimenti esteri e opportunità in vari settori, vale la pena considerare investire in Brasile e potrebbe quindi essere un tipo di antivirus per le aziende italiane che diventeranno internazionali nei prossimi anni.

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Dispiace da lontano vedere una situazione così critica e che riguarda l’Italia. Gli effetti che si stanno riversando sull’economia italiana provocheranno nei prossimi anni uno scenario incerto e una maggiore sensibilità sui temi dell’internazionalizzazione, perno fondamentale e vitale per le PMI italiane ma anche per le grandi aziende.

Per le imprese che hanno comprensibilmente puntato molto sulla Cina è arrivato il momento di riconsiderare le proprie strategie, integrandole con un maggior focus sul mercato brasiliano.

La Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo ha recentemente rilasciato uno studio in cui si evince già nel 2019 che la Cina ha registrato un significativo rallentamento nell’attrazione degli investimenti. Di contro, nei BRICS nello stesso studio si nota una crescita modesta dell’India cui ha fatto da contraltare il Brasile capace di attrarre 75 miliardi di dollari di investimenti stranieri diretti, con un incremento del 26% rispetto al 2018. Seppure Cina e Brasile siano economie diverse tra di loro, forse nell’integrazione del portafoglio internazionale può trovarsi una soluzione praticabile per fronteggiare gli effetti della crisi da Covid-19.

Il Brasile ha sempre avuto un’ampia libertà di stampa, diversamente da altri paesi sud americani, e negli ultimi anni sono anche sorte manifestazioni popolari che pacificamente hanno riempito in modo inedito le strade principali delle grandi città, dando occasione alla gente di mostrare le proprie perplessità sulle scelte politiche indipendentemente dal colore dei governi.

Il Brasile sostanzialmente va in una direzione opposta alla Cina. La politica seguita dall’attuale Ministro dell’Economia Paulo Guedes ha puntato su liberalizzazioni dei mercati, privatizzazioni ed è stato un forte sostenitore dell’accordo UE Mercosur che gradualmente eliminerà e ridurrà gran parte dei dazi di importazione.

Questi fattori, unitamente ad un nuovo apparato di regole di anticorruzione e compliance, hanno incoraggiato gli investitori stranieri e ciò ha permesso di portare il Brasile al secondo posto nel ranking sugli FDI, Foreign Direct Investment nel 2019.

Ne sono prova concreta due esempi relativi ad aziende italiane. Gli investimenti sostenuti da FCA che ha scelto il Brasile destinando ben 4 miliardi di euro nei prossimi anni (la Cina, come si ricorderà, era l’altro mercato su cui FCA stava valutando un simile intervento) potenziando i suoi investimenti; ed Enel che è divenuto il primo distributore ed operatore di energie rinnovabili in Brasile.

Le multinazionali stanno riconsiderando le proprie strategie di delocalizzazione delle attività produttive in Cina. Solo da pochi giorni si intravedono segnali di una ripresa anche produttiva, un segnale incoraggiante ma che richiederà molto tempo per riportare gli indici della produzione interna cinese ai livelli pre Covid-19.

In questo contesto anche le aziende che hanno puntato all’esportazione verso la Cina non hanno fatto buoni affari; infatti nel 2019 si è registrato un calo di oltre il 10% e tutto questo è ben più di un campanello di allarme.

Da ultimo è evidente che quello che sta succedendo nelle borse di tutto il mondo o nei flussi di investimenti stranieri in queste settimane è del tutto anomalo e la situazione si stabilizzerà appena terminata la situazione emergenziale.

In questo scenario che ruolo può assumere il Brasile? Credo si possano fare alcune valutazioni. Il Brasile, che certamente ha al suo interno limiti evidenti (penso in primo luogo al costo del lavoro certamente non concorrenziale con quello cinese), è una location molto interessante in questo momento per diversificare. Il tasso di cambio è favorevole per gli investimenti esteri e numerosi sono i settori in cui si ravvisano opportunità, sia partendo da progetti greenfield o comprando attivi esistenti.

A supporto di questo interesse per l’attrazione di investimenti il Governo ha evidenziato l’importanza di uno strumento di natura fiscale, che peraltro è una normativa esistente da molti anni e ben collaudata, nota come drawback. Si tratta di un incentivo normativo che permette ad un’azienda brasiliana o a una filiale di un’azienda italiana in Brasile di importare prodotti semilavorati, che magari strategicamente non è interessante produrre in Brasile per mancanza di tecnologia adeguata, senza pagare le imposte sulle importazioni. Questo dà modo di bypassare un effettivo elemento non competitivo del sistema brasiliano ma, terminando la produzione localmente, consente alle aziende in loco di riesportare in Europa o in altri paesi del mondo con il regime fiscale agevolato.

Conferma di questa differente attrattività del mercato brasiliano trova infine riscontro nei dati relativi al 2019, anno che si è chiuso con un boom di operazioni di M&A (che hanno toccato la cifra record di 1.231 operazioni di cui 750 realizzate nel solo stato di San Paolo e 374 acquisizioni realizzate da player stranieri). I settori che più si sono mossi sono stati quello dell’energia, dell’aeronautica, della cosmetica, dell’informatica seguiti da ospedali e laboratori di analisi clinica, settore immobiliare e prodotti alimentari.

Un settore promettente per l’anno in corso è anche quello dell’agrobusiness e del trattamento dei liquidi oltre che il Waste to Energy. Sono settori in cui l’Italia vanta know-how che dovrebbe dare un vantaggio competitivo rispetto ai player locali.

Chissà che il Brasile – in un contesto in cui si guarda con preoccupazione a come superare Covid-19 senza rallentare ulteriormente l’economia – non possa essere per le aziende italiane che si internazionalizzano una sorta di antivirus per i prossimi anni che si prevedono, a livello di situazione economica interna, un po’ complessi.

*Managing Partner GM Venture

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