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Il Magazine Economico-Finanziario per Imprenditori e Manager

Ott 21, 2019

Business Community – Nella materia il Dr. Graziano Messana, parla perché il Brasile è un mercato importante per le PMI italiane, l’articolo è già una breve consulenza di come investire in Brasile.

Messana (GM Venture): Brasile terra di grandi opportunità anche per PMI Investire in questo Paese significa poter incrementare in modo significativo il business delleaziende italiane in mercati molto recettivi che hanno numeri pari a un continente L’uscita dell’ebook Doing Business in Brasile” è stata l’occasione per parlare di quanto questo mercato sudamericano sia importante per l’Italia e, soprattutto, per il presente ed il futuro delle aziende italiane. Un Paese grande come un continente che può rappresentare uno sterminato panorama di opportunità per le nostre aziende, anche per le PMI. Ne abbiamo parlato con Graziano Messana, Managing partner GM Venture.   Perché scrivere un ebook come “Doing Business in Brasile”? E perché investire in Brasile nel 2019? Il Brasile esce da una grande crisi politico-economica che l’ha attraversato negli anni 2015-2016, con una piena recessione. L’ha superata ed è ripartito ad una velocità di crociera molto interessante in termini di Pil, e soprattutto con una inflazione bassa, con un tasso di interesse minore, quasi un record storico. Le aziende italiane assumono un ruolo molto importante in Brasile. A seguito di un Memorandum of Understanding tra l’Ambasciata italiana e quelle di Giappone, Cina, Francia e Stati uniti, in cui si definisce il flusso degli investimenti in entrata dall’esterno sul Brasile, emerge che l’Italia tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 è il primo investitore in Brasile. Da qui abbiamo iniziato ad interrogarci, e con l’Ambasciata si è deciso di aggiornare un lavoro iniziato nel 2013, ma con uno svolgimento un po’ diverso. Abbiamo voluto fare focus su settori specifici, sull’analisi della presenza italiana depurata da fattori che magari prima potevano disturbare il dato. Per esempio, Enel, che è diventata il primo operatore in termini di distribuzione di energia ha 122 società in Brasile. Nel nostro censimento questo flusso vale due aziende: una che ha sotto il cappello tutta la distribuzione, in cui Enel è appunto il leader, e l’altra che ha tutte le energie rinnovabili, dove è ancora leader. Il Brasile è importante per una azienda italiana poiché, per esempio, dietro Enel ci sono molte imprese che operano nel settore dell’energia. Oppure dietro FIAT, che annuncia i più grossi investimenti dagli anni ’70 a questa parte, vanno circa 80 società che operano nel comparto automotive. Quindi per le aziende italiane è un contesto molto importante. Oggi contiamo 972 presenze di società italiane che hanno investito in Brasile e sono presenti con succursali o filiali in loco. Questa è certamente una eccellente opportunità, poiché si tratta di un Paese molto vicino a livello culturale all’Italia e che questo governo Bolsonaro ha un po’ incentivato, affermando che credeva negli USA, in Israele e nell’Italia. Il nostro Paese esporta macchinari mentre il Brasile è un Paese di commodity, ha bisogno di industria e quindi è la chimica giusta.   Non si tratta quindi di delocalizzazione ma di investimenti. Si tratta di proprio di investimenti perché, per esempio, nel settore energetico l’Enel sta fornendo energia alle famiglie brasiliane. È quindi un business che aggiunge alla holding di gruppo una country nuova e ulteriori ritorni di investimento. Nel caso della Fiat si porta dietro un indotto di PMI italiane, che sono il nostro tessuto imprenditoriale, e che vanno in una nuova country a traino. Questo genera ricchezza per le aziende italiane che vedono questo nuovo grande mercato che si apre, e certamente non rimangono nei confini nazionali.   Quali sono in questo momento le condizioni economiche e finanziarie del Paese? È un momento un po’ particolare. Viene da tassi di interesse che erano arrivati al 14% fino a 3-4 anni fa, mentre oggi si attesta al 5,5%, il tasso più basso che il Brasile abbia mai avuto nella storia. Riguardo all’inflazione – è duro ma va detto – il Brasile non è l’Argentina. Questa ha un tasso del 50% contro il 3,5% del Brasile, che ha anche riserve monetarie importanti. Sono realtà estremamente diverse. Quindi le condizioni per cui negli anni scorsi il Brasile non ha avuto un investment grade stanno migliorando, piano piano. Ovviamente non si abbassa il fattore di rischio da un anno all’altro poiché il Paese ha bisogno di riforme strutturali. C’è però da dire che a novembre del 2017 è stata approvata una eccellente riforma del diritto del lavoro, mentre la riforma previdenziale è in dirittura di arrivo, ed è un altro step estremamente importante, e che il governo sta dibattendo la riforma tributaria. Quindi il congiunto di tutte queste informazioni macroeconomiche ma anche per ciò che riguarda le riforme, vedono un Paese che sta cambiando pelle.   L’Italia è il secondo partner commerciale del Brasile e stiamo per diventare il primo su base annuale. Quali sono i principali settori di interesse e con che prospettive? I settori estremamente interessanti sono molti. Per esempio, le energie rinnovabili è un comparto che sta crescendo del 600%. Quello del Fintech vede 45 milioni di persone senza conto corrente. Il mercato digitale è in estrema crescita e le stime di Goldman Sachs indicano in 24 miliardi di dollari il volume di mercato da qui ai prossimi 10 anni. E’ un Paese con l’Internet delle cose (IoT) che sta sviluppando smart city, e sta entrando nell’agricoltura. Questo è un settore particolarmente importante poiché il Brasile è il primo produttore mondiale di carne, pollo, zucchero, di succo d’arancia e tutta una serie di commodity. In questo contesto, il settore vale quanto Spagna e Portogallo messe assieme, entrano le nuove tecnologie in cui le società italiane già stanno operando, applicando le loro soluzioni su grande scala. Il Brasile è un Paese di volumi. Anche nel retail si può vedere questo tipo di opportunità. Le occasioni abbracciano tanti settori in cui l’Italia ha delle eccellenze. Oggi ci sono 120 milioni di utenti internet e 58 milioni di compratori online, che equivale alla popolazione italiana. Vi sono opportunità nel settore farmaceutico, nell’automotive, in quello energetico anche lato rinnovabili. Crescono parecchio anche la sicurezza digitale e la domotica. Sono i settori delle tecnologie che hanno avuto unnotevole sviluppo in Europa negli anni scorsi e che adesso si stanno applicando in un Paese che è grande come un continente.   A livello geografico avete stilato una mappatura delle opportunità. Quali sono le principali e perché? Viste le enormi dimensioni del Paese, le opportunità che si possono vedere al sud sono certamente diverse di quelle che possiamo identificare al nord. Giusto per capirsi, San Paolo è uno stato super industrializzato dove si produce la gran parte del Pil brasiliano. Però la Azimut che produce barche si è insediata nel sud del Brasile, ha creato un indotto di produttore che aiutano a costruire yacht di lusso, perché ha trovato in questo sito del Sul un giusto enviroment. Mentre nel nord- est vediamo grossi impianti eolici. Il Brasile ha una matrice energetica diametralmente opposta all’Italia. A dispetto di quello che si può dire – a volte vengono strumentalizzati temi come gli incendi in Amazzonia – il Brasile è un Paese che è rispettoso dell’ambiente: produce l’80% di energie da fonti rinnovabili. E quindi in questo settore c’è moltissimo da fare.   Qual è la presenza del Sistema Italia in Brasile? Credo che il Brasile sia uno dei pochi Paesi in cui il Sistema Italia sia molto articolato. C’è l’ambasciata che è un top ed è una sorta di cabina di regia. Poi abbiamo diversi consolati, l’ICE, il sistema delle Camere di Commercio. Abbiamo da dieci anni l’unico ufficio in Sudamerica di SACE, operativamente a San Paolo, che sta operando politiche di push strategy ed è una referenza. Ha fatto operazioni con Braskem nella chimica, con Nexa nel settore delle miniere. Operazioni fatte a favore di fornitori italiani che possono vendere a queste società. È presente poi un addetto scientifico e uno culturale. Abbiamo quindi un Sistema Italia veramente articolato e coordinato dall’Ambasciata.   Oltre a quelle già presenti, quali sono le imprese italiane che possono guardare al Paese come investimento? Anche le PMI? Tra i grandi nomi eccellenti assenti io vedo ERG e SNAM. Ci sarà una liberazione progressiva del mercato del gas con ottime chance di poter investire. Inoltre, con la privatizzazione degli aeroporti, anche l’ENAV può dare un’occhiata. E al seguito dei settori sopracitati tutte le PMI italiane hanno possibilità. Imprese che fatturano anche 5 milioni di euro hanno aperto una filiale in Brasile trovando soddisfazione, vendendo e distribuendo i loro prodotti in un mercato così grande. Non vedo quindi un vincolo dimensionale dell’impresa: anche chi ha un fatturato piccolo può investire in Brasile e fare buoni affari. Dipende molto dal grado di propensione ad andare all’estero dell’imprenditore.  Non deve essere una necessità, poiché altrimenti l’azienda fallisce, ma deve essere una opportunità per far crescere l’azienda e farla durare nel tempo.   Articolo Completo. Vedi di più su come fare affari in Brasile qui.

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