Il Brasile vola tra M&A, capitali stranieri e innovazione

Feb 7, 2020 | 0 comments

Nonostante un periodo politico movimentato, nonostante qualche dubbio sulla tenuta del sistema, il Brasile sembrerebbe un buon luogo per far confluire capitali stranieri e per m&a. L’opinione di Graziano Messana

7 FEBBRAIO 2020 – EconomyMag

Vivere in un mercato emergente come il Brasile significa partecipare da vicino a fenomeni di trasformazione molto rapidi e cicli economici che si alternano con velocità a volte poco prevedibili nonostante le grandi dimensioni.

Il bilancio di questa breve analisi, a discapito di chi pensa che il Brasile faticherà per recuperare il ritardo cumulato durante l’ultima crisi economica, vede una forte capacità brasiliana di attrarre capitali stranieri, realizzare operazioni di fusioni e acquisizioni e modernizzarsi.

Con riferimento all’attrazione di capitali, occorre ricordare il programma di privatizzazioni importanti, unitamente ad un nuovo apparato di regole di anticorruzione e compliance, che ha incoraggiato gli investitori stranieri. Ciò ha permesso di portare il Brasile al secondo posto nel ranking sugli FDI, Foreign Direct Investment.    

I dati sono relativi ad uno studio appena rilasciato dalla UNCATD (Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo) e mostrano come il Brasile è stato capace di attrarre 75 miliardi di dollari di investimenti stranieri diretti, con un incremento del 26% rispetto al 2018. Nello stesso periodo, ricordo, la Cina non è stata in grado di attrarre investimenti e l’India ha avuto una crescita più modesta.

Un’operazione significativa è stata la cessione di una grossa società di distribuzione di GAS (la TAG) acquistata da un consorzio di investitori guidato da Engie, ma altre privatizzazioni già annunciate sul 2020 come Electrobras, la più grande utility elettrica dell’America Latina, o la Telebras, attireranno ulteriori investimenti diretti esteri per l’anno in corso dando continuità a questo trend.

Al di là delle privatizzazioni i dati preliminari sugli investimenti greenfield annunciati nel paese supportano questa prospettiva, in particolare nei settori di energie rinnovabili e nell’industria automobilistica.

Se ne deduce che il Brasile è piaciuto più degli altri BRICS agli investitori stranieri.

Parlando invece di fusioni e acquisizioni si sono ricordati i significativi investimenti di ENEL, divenuto il primo operatore locale in Brasile, o dell’annuncio di FCA relativo al potenziale investimento da 4 miliardi di euro da realizzarsi in Brasile prossimamente. 

Ma per avere una visione di insieme vale la pena analizzare un po’ il settore dell’M&A e tutte le operazioni avvenute in Brasile così da relazionarlo alle prime considerazioni sugli investimenti diretti stranieri.

Già negli ultimi due anni si era evidenziato un boom di fusioni e acquisizioni attingendo le cifre record di 830 operazioni svolte nel 2017 e 967 operazioni nel 2018. L’anno 2019 chiude con un ulteriore record storico con un numero di transazioni realizzate pari a 1.231.

Per inciso questo dato mostra l’aumento del clima di fiducia da parte anche degli operatori domestici e il miglioramento delle condizioni economiche del paese, considerato che una parte consistente di queste sono svolte da player brasiliani. Degno di menzione, e non oggetto di questa analisi peraltro, il più rilevante IPO perfezionato da un’azienda brasiliana è successo nel 2019: la XP Investimentos, una piattaforma di servizi finanziari è stata valutata circa 20 miliardi di dollari e si è quotata al Nasdaq (per ragioni di carattere tecnico).

In queste 1.231 operazioni di M&A (di cui 750 realizzate nello stato di San Paolo) si intercettano fusioni rilevanti nei settori quali aeronautica (Embraer e Boing) o cosmetica (Natura e Avon), ma i dati esaminati in uno studio di KPMG sono utili per mostrare i settori che hanno creato più opportunità. Sono stati l’informatica, con ben 293 transazioni svolte, seguita da ospedali e laboratori di analisi clinica, settore immobiliare, società energetiche e prodotti alimentari.

La parte delle transazioni internazionali è in crescita, nel caso specifico del 20%, e sono 374 le operazioni realizzate da player stranieri.

Per chiudere il quadro delle statistiche osserviamo come il 2019 sia stato un anno altrettanto entusiasmante per la creazione di unicorni brasiliani, ossia le società con tecnologie digitali che vengono valutate, in concomitanza di operazioni di M&A o di aumenti di capitale, ad un valore superiore al miliardo di dollari.

Se il 2018 aveva generato ben 5 di queste realtà anche il 2019 si è distaccato creando altrettanti casi di successo e ponendo il Brasile al terzo posto al mondo dopo Stati Uniti e Cina.

Le società sono Ebanx (pagamenti digitali), Gympass (fitness), Loggi (logistica e delivery), QuintoAndar (intermediazione immobiliare) e Wildlife (video game).

Come si comportano le aziende italiane in un mercato così promettente come quello brasiliano? Certamente non sono indifferenti alle opportunità che il Paese offre. Esiste un mercato molto grande anche se distante e complesso. Nella Guida sul Brasile rilasciata a fine 2019 dall’Ambasciata Italiana in Brasile è contenuto un censimento che espone 972 aziende italiane con una filiale nel Paese. Tolte le grandi aziende, quasi tutte presenti, sono spesso piccole e medie imprese che si fanno spazio, sia nei settori tradizionali sia in quelli più innovativi, abbracciando in pieno il fenomeno della trasformazione digitale. Domotica e sicurezza digitale crescono e non è un caso che l’italiana NICE, che opera in questo settore, stia costruendo un moderno stabilimento investendo 20 milioni di euro oppure che la Planet Smart City abbia scelto il Brasile per costruire 10 città intelligenti, di cui 2 già lanciate. Nei settori tradizionali la Chiesi Farmaceutica ha appena inaugurato nuove installazioni all’avanguardia e nel design district di San Paolo si sta lanciando un nuovo multimarca di design italiano per servire l’industria delle costruzioni e dell’architettura di interni.   

Occorre sfruttare maggiormente le opportunità che l’ingresso di grandi player italiani offrono, l’indotto per le PMI italiane è molto ricco e certamente favorito in un periodo come questo che sta attraversando il Brasile.

Graziano Messana

Managing Partner GM Venture

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