Quante opportunità per le aziende italiane in Brasile

Jul 3, 2019 | 0 comments

Milano Finanza – Nell’articolo il Dr. Graziano Messana parla di due fatti rilevanti che contribuiranno alle opportunità sui diversi fronti di business per le aziende italiane e alla crescita del Brasile.  L’ampio investimento di Enel e l’accordo firmato tra il Mercosur e l’Unione Europea. 

Due fatti rilevanti sono accaduti nelle ultime settimane che meritano un’attenzione particolare perché contribuiranno fortemente tanto alla crescita degli affari che l’Italia potrà sviluppare. In Brasile gli investimenti italiani hanno toccato un picco storico tra il 2018 e il 2019 perché, complice il mega investimento di Enel che si è posizionata come primo distributore di energia e un rilevante player delle rinnovabili, secondo i dati del ministero dell’Economia brasiliana e un memorandum of understanding per lo scambio di informazioni firmato tra i Paesi più importanti, l’Italia si è trovata davanti a colossi come Usa e Cina primeggiando nella lista dei Paesi investitori. A valle di questa informazione consolidata arriva un annuncio molto importante, e forse passato un po’ in secondo piano nei media italiani, che riguarda la visita di fine maggio del global ceo di FCA e di Jonh Elkann. Accantonata l’operazione di scala mondiale con Renault, e che in Brasile avrebbe avuto un terreno piuttosto favorevole perché Renault ha una sola fabbrica in una regione diversa da quelle in cui le ha la Fiat, negli Stati del Minas Gerais e del Pernambuco, la visita ha formalizzato per queste due unità produttive nuovi investimenti per un totale di 16 miliardi di reais. Si tratta del più significativo investimento effettuato dagli anni 70 ai nostri giorni e questo naturalmente favorirà tutto l’indotto di aziende fornitrici italiane della Fca come avvenuto in passato. Gli investimenti che ammontano a poco meno di 4 miliardi di euro al cambio attuale, si aggiungono quindi a quelli di altre grandi imprese come Enel o la stessa Buzzi Unicem, se pensiamo ai privati, senza simenticare le operazioni recentissime di Sace che ha finanziato 60 milioni di dollari a Nexa e 300 milioni di dollari a Braskem, operazioni svolte con lo specifico scopo di favorire la catena di aziende italiane operanti nell’area rispettivamente del mining e della chimica-oil&gas. L’ulteriore notizia positiva arriva venerdì scorso con la sottoscrizione storica dell’accordo Ue-Mercosul. L’accordo, da 20 anni in negoziazione, aveva subito un boicottaggio nei governi Lula e Dilma, poi Temer aveva ripreso le trattative ed è stato inserito come punto prioritario nell’agenda dell’attuale governo. Il 4 giugno il ministro dell’Economia Paulo Guedes aveva dichiarato chiaramente, in occasione di un incontro con le principali istituzioni e aziende italiane, che l’accodo era prossimo a essere sottoscritto e il Brasile non voleva più restare un Paese chiuso al mercato e ai liberi scambi. L’Italia, e in generale l’Europa, esporta macchinari, veicoli, prodotti farmaceutici e chimici verso i paesi del continente del sud America (Mercosul). Ma il Paese più penalizzato, in quanto ha storicamente scontato dazi di importazione altissimi e a volte proibitivi, è stato sempre il Brasile, che comunque da solo rappresenta un pil maggiore di tutti i restanti Paesi del Mecosul. Questa apertura è un bene per le aziende italiane che hanno delle nicchie di eccellenze e possono vedere questo nuovo mercato un bacino enorme per la loro espansione. Per contro, e parlo del Brasile principalmente, i prodotti maggiormente esportati verso l’Europa sono carne, soia, caffè succo di arancia. Nonostante i tempi di implementazione necessari per rendere effettivo questo accordo la situazione globale è intesa come winwin per i due blocchi. Opportunità in diversi fronti quindi per le aziende italiane da un lato e per la crescita del Brasile dall’altro. Occorre solo entrare nella fase esecutiva.

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