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“Italian companies in Brazil? Here is what to do”

Jun 14, 2018

Economy Magazine –

Dott. Graziano Messana parla della presenza delle aziende italiane in Brasile, così come delle loro opportunità di business development. Condivide la sua esperienza con la sua società di consulenza e gestione che dal 2006 opera in Brasile con un modello di business che facilita le operazioni locali delle filiali di aziende italiane con sede in Brasile.


Mai come in questo periodo le imprese italiane, anche pmi, guardano con interesse al mercato brasiliano. L’incertezza politica non sembra intaccare le spinte alla crescita che l’economia del Paese sud americano sta vivendo. Lo sanno bene in GM Venture, società di gestione e consulenza fondata nel 2006 da Graziano Messana, con sede a San Paolo. Grazie al modello di business innovativo, cura la gestione finanziaria, amministrativa e contabile di filiali in Brasile, offrendo un unico punto di contatto per le case madri italiane facilitando così un controllo totale delle operazioni locali.

Che tipo di mercato c’è in Brasile per la consulenza contabile e fiscale?

Il Brasile è un mercato particolare e diverso da quello italiano. Per svolgere queste attività internamente alla propria azienda o filiale bisogna essere grandi, altrimenti tutte le aziende piccole e medie delegano queste attività all’esterno. Va segnalato tuttavia che non esiste la figura del dottore commercialista e conseguentemente non esistono gli studi di commercialisti. Esistono i contadores, che sono figure più vicine ai ragionieri, nella maggior parte poco esperti di tematiche internazionali oppure esistono grandi società che assorbono i processi contabili, ma spesso anche loro non sono una soluzione sempre efficiente e soprattutto facile da scegliere. Per spiegare la complessità basti pensare che nelle cosiddette big four, due di queste, KPMG e PWC, hanno deciso di uscire da questa attività perché il Brasile spende 10 volte il tempo medio mondiale per gestire la sua complessità amministrativa-contabile.

Qual è il modello di business di GM Venture?

Noi siamo partiti nel 2006. Inizialmente pensavamo di aiutare le aziende italiane ad entrare in Brasile. Invece i primi progetti ci hanno fatto capire che il nostro ruolo era determinante per garantire una corretta gestione futura volta alla creazione del valore e a ridurre al minimo le passività occulte. Così il modello di business si è rapidamente trasformato in quello che oggi è il nostro abituale lavoro, cioè fare il CFO in outsourcing: amministriamo tutte le attività non ritenute core business delle società italiane che investono in Brasile. Assumiamo la carica di legale rappresentante che in Brasile necessariamente deve essere assunta da un soggetto residente. Quasi sempre poi, quando le società crescono, inseriamo risorse umane dedicate all’interno delle aziende che seguiamo. In questo senso custodiamo la cassaforte dell’imprenditore in Brasile perché tutti i flussi finanziari vengono da noi governati e poi riportati con strumenti facili da leggere per il management italiano.

Ma quindi come gestite il tema della consulenza contabile?

Lavoriamo e continuiamo a lavorare con tre società di BPO che abbiamo selezionato nel tempo. Hanno DNA diversi e dimensioni diverse. Abbiamo particolarmente intensificato negli anni però i lavori con una società che si chiama Premium, frutto di uno spin off di un manager, il cinquantenne Jose Brito, che per anni è stato responsabile in PWC, e in maggio abbiamo deciso di acquisirne una quota rilevante per integrare ancora di più le nostre attività con le loro. È una bella sinergia e il tema della contabilità è un tallone di Achille per le aziende che investono in Brasile per cui crediamo di aver fatto una scelta interessante ad integrare maggiormente le attività nostre con quelle di Premium.

Quante persone lavoreranno a San Paolo?

Assieme totalizziamo una trentina di persone e ognuno mantiene ovviamente i propri uffici seppur con i consueti staff meeting settimanali. Però nel modello di business di GM Venture è prevista l’esistenza di uno staff, più o meno consistente, all’interno delle società clienti. Se contiamo anche queste teste il numero di persone raddoppia facilmente.

Quante aziende italiane hanno partnership con il Brasile?

Le presenze dirette sono circa un migliaio, di cui la maggioranza concentrate nello stato di San Paolo che comunque rappresenta circa il 40% del PIL dell’intero Paese e annovera circa 6 milioni di discendenti italiani. Una cultura per certi versi molto prossima a quella italiana.

Che prospettiva di crescita per le aziende italiane in Brasile?

In Italia noi abbiamo il “prodotto” e qui c’è il mercato. Se chi si avvicina al Brasile comprende che non deve essere una strategia mordi e fuggi ma di medio lungo periodo, fa la scelta adeguata e raccoglie buoni frutti. Ci sono molte aziende o imprenditori che quando vanno in Cina si armano come se andassero in guerra, un po’ per timore delle lingue e usanze molto diverse, un po’ perché sono terrorizzati dal prendere una fregatura o fare una cattiva negoziazione o essere copiati. Invece quando questi stessi soggetti si affacciano all’America Latina e al Brasile spesso vengono impreparati e possono commettere gravi errori: bisogna documentarsi bene prima e non strada facendo. Problematiche a parte, per quanto riguarda le opportunità ci sono parecchi settori che sono interessanti. L’internet delle cose che abbraccia molti settori trasversalmente come farmaceutica, agrobusiness e domotica. Settori tradizionali come cosmetica, che vale 40 miliardi di dollari, e mobili in cui ci sono molti spazi, ma anche il settore degli elettrodomestici dove da solo il Brasile rappresenta il 50% di tutto il sud America. L’e-commerce ha cifre da capogiro con 140 milioni di utenti internet e 50 milioni di essi che fanno acquisti on line. Anche sul marketing digitale si possono fare buoni affari, dato che il Brasile è al terzo posto, dopo USA e Cina, come numero di utenti Facebook, Instragram e Youtube. E per finire sulle energie rinnovabili dove il mercato sta crescendo a due cifre.

E per la consulenza?

Anche per la consulenza io credo che ci sia molto spazio. Il know how italiano è premiato adeguatamente se ben indirizzato. Stiamo curando una nuova start up per conto di TEMSI, una società di ingegneria di Bologna con un track record di 40 anni. Loro stanno applicando tutti i processi messi in atto in Italia alle realtà brasiliane. Il risultato è molto soddisfacente perché riescono a dialogare in modo molto proficuo, ovvero fanno toccare con mano all’impresa come la loro consulenza riduca i costi di logistica e di gestione in generale, e guadagnando proporzionalmente sul risparmio ottenuto in azienda. Siamo appena partiti, e anche questa sarà una start up che realizzeremo in tempi record, anche perché la TEMSI BRASIL ha già diversi milioni di reais di fatturato in consulenze da consolidare nella nuova società brasiliana. Ma abbiamo seguito anche altri casi in passato su consulenza specifica in certificazione farmaceutica o consulenza IT nella misurazione di onde emanate da dispositivi mobili, ricordando che il Brasile ha 200 milioni di persone e 210 milioni di linee telefoniche.

Articolo completo:

https://www.economymag.it/business/2018/06/14/news/imprese-italiane-in-brasile-ecco-come-fare-1586/

Economy Magazine

Never as in this period Italian companies, even SMEs, are looking with great interest to the Brazilian market. Political uncertainty does not seem to affect the growth that the economy of the South American country is experiencing. They know this well in GM Venture, a management and consulting company founded in 2006 by Graziano Messana, based in São Paulo. Thanks to the innovative business model, it manages the financial, administrative and accounting aspects of branches in Brazil, offering a single point of contact for Italian parent companies, thus facilitating total control of local operations.

What kind of market is there in Brazil for accounting and tax advice?

Brazil is a particular market, quite different from the Italian one. To carry out these activities inside your company or branch you have to be big, otherwise all the small and medium companies delegate these activities outside. However, it should be noted that there are no chartered accountants and consequently there are no accounting firms. There are the so called “contadores”, who are figures closer to the accountants, most of whom have little international experience or there are large companies that absorb accounting processes, but often this is not always an efficient solution and, above, easy to choose from. To explain the complexity, just consider that within the so-called “big 4”, KPMG and PWC have decided to get out of this activity because Brazil spends 10 times the world average time to manage its administrative-accounting complexity.

What is GM Venture’s business model?

We started in 2006. Initially we were thinking of helping Italian companies to enter Brazil. Instead, the first projects made us understand that our role was crucial to guaranteeing a correct future management aimed at creating value and minimizing hidden risks and liabilities. So the business model has quickly turned into what is now our usual job, that is doing the CFO in outsourcing: we manage all the activities not considered “core business” of the international companies that invest in Brazil. We assume the position of legal representative that in Brazil must necessarily be assumed by a resident. Almost always then, when companies grow, we add dedicated human resources within the companies we follow. In this sense, we keep the investors safe in Brazil because all financial flows are governed by us and then reported with easy-to-read tools for the management at the parent company.

So how do you manage the issue of accounting advice?

We work and continue to work with three BPO companies that we have selected over time. They have different DNA and different sizes. However, we have intensified over the years the work with a company called Premium, the result of a manager’s spin off, the 50-year old Jose Brito, who was responsible for PWC for years, and last month we decided to acquire a significant share of the company to integrate our activities even more. It is a great synergy and the subject of accounting is an weak spot for companies investing in Brazil, so we believe we have made an interesting choice to better integrate our activities with those of Premium.

How many people work in São Paulo for GM Venture?

Together we total around 30 people and each obviously maintains its own offices, albeit with the usual weekly staff meetings. However, GM Venture’s business model provides for the existence of a more or less consistent staff within the client companies. If we count these heads too, the number of people doubles easily.

How many Italian companies have partnerships with Brazil?

There are about a thousand direct operations, of which the majority are concentrated in the state of São Paulo, which still accounts for about 40% of the GDP of the entire country and includes about 6 million Italian descendants. A culture in some ways very close to the Italian one.

Which particular growth prospects exist for Italian companies in Brazil?

In Italy we have the “product” and here is the “market”. If those who approach Brazil understand that it should not be a hit and run strategy but a strategy focused on the medium to long term, that translates into the right choice that yields good results. There are many companies or entrepreneurs who arm themselves when they go to China as if they were going to war, partly out of fear of very different languages ​​and customs, partly because they are terrified of taking a scam or doing a bad negotiation or even being copied. On the other hand, when these same people face Latin America and Brazil, they are often unprepared and can make serious mistakes: we need to read up well before and not on the way.
Apart from potential problems, for what concerns opportunities, there are several interesting sectors. The internet of things that embraces many sectors transversely as pharmaceuticals, agribusiness and home automation. Traditional sectors like cosmetics, worth 40 billion dollars, and furniture in which there are many spaces, but also within the home appliance sector where Brazil alone accounts for 50% of all South America. E-commerce has staggering figures with 140 million internet users and 50 million of them making online purchases. Even on digital marketing you can do good business, since Brazil is in third place, after USA and China, as number of users Facebook, Instragram and Youtube. And finally on renewable energy where the market is growing in double digits.

And what about consultancy?

I think there is a lot of space also for consultancy. The Italian know-how is rewarded adequately if well directed. We are managing a new start up on behalf of TEMSI, a Bologna engineering company with a 40-year track record. They are applying all the processes implemented in Italy to the Brazilian realities. The result is very satisfying because they manage to dialogue in a very profitable way, that is to say, to the company as their advice reduces the costs of logistics and management in general, and gaining proportionally on the savings obtained in the company. We have just started, and this too will be a start-up that we will carry out in record time, partly because TEMSI BRASIL already has several million reais of turnover in consultancy to be consolidated in the new Brazilian company. But we have also followed other cases in the past on specific advice in pharmaceutical certification or IT consulting in the measurement of waves emanating from mobile devices, recalling that Brazil has 200 million people and 210 million telephone lines.

Full article (in italian):

https://www.economymag.it/business/2018/06/14/news/imprese-italiane-in-brasile-ecco-come-fare-1586/

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