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In Brazil great opportunities for SMEs

May 9, 2018

Business Community –

In intervista al Business Community Dott.  Graziano Messana parla di come fare affari in Brasile, delle sue opportunità e prospettive di sviluppo nei settori delle energie rinnovabili, dell’Internet of Things (IoT), dei cosmetici e dell’istruzione.
Le aziende italiane, e in particolare le PMI, possono trovare un mercato molto interessante nel Brasile sia sul versante export sia per l’assistenza nell’apertura di nuove società. Tenendo conto che il Made in Italy è un brand molto forte in quel Paese. Ne abbiamo parlato con Graziano Messana, fondatore di GM Venture, Vice Presidente della Camera di Commercio Italiana a San Paolo e docente presso la Luiss Business School.

Il Brasile è molto ampio e con profonde diversità tra i suoi stati: perché può rappresentare una nuova frontiera di business?

Parliamo di un Paese di dimensioni continentali che si può comparare con le dimensioni dell’Europa o degli Stati Uniti. Lo stato di San Paolo è molto sviluppato e produce il 32% del PIL del Brasile.
È uno stato in cui la tecnologia ha una reazione molto rapida e che si riflette nella vita dei consumatori. Cito alcuni esempi. Lo scontrino digitale collegato a un basket virtuale dei consumatori (si consuma indicando il codice fiscale e si ricevono poi parte dei crediti tributari con accrediti bancari) ormai è in vigore da parecchi anni, incoraggiando la richiesta dello scontrino fiscale. Sui trasporti cito il caso di Uber che negli ultimi 6 mesi ha fatto viaggiare 500 milioni di persone e di Cabifly che funziona come Uber ma permette di viaggiare in elicottero. Parliamo di uno stato che catalizza il 20% degli investimenti di tutto il Sud America.
Poi ci sono gli stati del nord del Brasile che sono meno sviluppati ma presentano buone opportunità nel settore turistico, energie rinnovabili e per la creazione di infrastrutture.
Nel sud del Brasile si sono innestate storicamente varie fabbriche che sono distribuite tra gli stati di Santa Catarina, Paranà, Rio Grande do Sul. La vicinanza con le centrali idroelettriche (responsabili per la creazione del 75% dell’energia) ha favorito questo insediamento industriale e approfitto per ricordare che il Brasile ha la matrice energetica più “rinnovabile” del mondo industrializzato. Il sud, soprattutto il Rio Grande do Sul, concentra la maggior parte delle aziende vitivinicole presenti in Brasile (1.100 in totale) e questo è un settore in crescita, ove ancora il consumo pro-capite è molto basso.

Quali sono le opportunità per le PMI Italiane?

Le opportunità per le aziende italiane sono di varia natura. Soluzioni di domotica e sicurezza digitale sono molto apprezzate tanto per applicazioni residenziali che commerciali. Il settore delle energie rinnovabili, e le forniture che ruotano attorno a questa industria, sta crescendo a ritmi double digit, un po’ ricordando il boom avuto molti anni fa in Europa.
Ma anche settori classici come il furniture o il fashion sono degni di menzione. Certamente le aziende italiane hanno un grosso elemento distintivo e appeal per i clienti brasiliani che comprano a cifre anche proibitive il design italiano (negli ultimi 10 anni le importazioni dall’Italia sono raddoppiate) mentre per il fashion l’appeal non è necessariamente determinato dal lusso. Testimone di questo è l’espansione recente, peraltro occorsa anche durante un periodo di crisi che possiamo dire esserci lasciati alle spalle, del gruppo Intimissimi.

Quali sono le criticità fiscali e legislative che le imprese italiane possono affrontare?

Se si inizia un’attività da zero le procedure di costituzione di una società brasiliana non sono complesse e sono molto simili a quelle di una Srl italiana. Lo stato di San Paolo offre più rapidità, secondo la nostra esperienza, ma nulla toglie che dopo la fase di startup si possano aprire branch in altri stati. È importante proteggere i brand presso l’Istituto Nazionale di Proprietà Intellettuale, perché il fenomeno delle imitazioni è ancora molto diffuso. Circa temi autorizzativi e incentivi fiscali esiste un braccio del Governo di San Paolo (SPInveste) molto efficiente che offre parecchio supporto, soprattutto quando si vuole valutare una produzione locale.
A livello legislativo, quindi, non vedo molte criticità se si parla di un progetto greenfield (partire da zero) a condizione che le aziende italiane si informino adeguatamente prima di formulare l’investimento e non scoprano i colli di bottiglia strada facendo. Mentre bisogna fare più attenzione nel caso di acquisizioni di società esistenti o Joint Venture, perché abbiamo avuto diversi casi in cui siamo dovuti correre ai ripari, poiché i soci stranieri non erano stati sufficientemente garantiti.
Circa le criticità fiscali direi che in questo ultimo caso (acquisizioni o Joint Venture) i rischi maggiori si hanno su passivi fiscali o giuslavoristici non intercettati dalle due diligence o da una gestione informale occorsa in precedenza. Nei casi di progetti startup è più facile studiare l’assetto fiscale nella fase di analisi e partire già con il giusto disegno. È opportuno simulare un ipotetico P&L (piano profitti/perdite) del primo anno e scegliere anche il regime fiscale appropriato (in Brasile si hanno due opzioni) perché si può esercitare l’opzione sulla scelta del regime una volta sola durante l’anno.

Per una PMI italiana conviene esportare o impiantare attività in Brasile?

Abbiamo seguito più di 50 casi dal 2006 che abbracciano diversi settori. La risposta dipende molto dalla peculiarità del prodotto.
Comunque, la strategia per esportare ed essere competitivi in Brasile è quella di utilizzare un prezzo FOB (free on board) contenuto, rispettare le regole di transfer price e vendere alla propria filiale brasiliana con un’importazione diretta, by-passando intermediari e accorciando al massimo la catena. Realizzare gli utili e distribuire il risultato alla casa madre che sarà esente al 95% in Italia.
Spesso l’equivoco è dovuto alla disinformazione che porta a far pensare che i dazi di importazione in Brasile facciano raddoppiare il costo dei prodotti. I dazi in sé ci sono e spaziano dall’1% al 35%, anzi in alcuni casi abbiamo ottenuto anche l’esenzione totale, ma tutte le altre imposte che colpiscono un’importazione si possono recuperare con un meccanismo simile a quello dell’IVA italiana qualora si apra una filiale in Brasile.
In alcuni casi, ad esempio, abbiamo importato un semilavorato e ultimato la produzione qui. In realtà industriali questo è spesso consigliabile perché si importano tecnologia e parti nobili dall’Italia e si comprano materiali come carpenterie o di basso pregio qui in loco.

Quali sono i settori che si prevede crescano maggiormente nei prossimi anni in Brasile?

Riallacciandomi a quanto segnalato in precedenza, le rinnovabili sono in forte crescita, ammirevole la presenza importante di Enel Green Power, e solo nel solare sono previsti investimenti per 28 mld di euro nei prossimi 15 anni.
Un trend importante riguarda l’Internet of Things (IoT) che traina una crescita trasversale nei settori di hardware e software, automazione industriale, agrobusiness, salute e gestione ospedaliera, mobilità urbana.
Il settore cosmetico vale 33 mld di euro (quarto mercato al mondo dopo Cina, Giappone e USA) ed è un mercato favorito dalla cultura della bellezza, dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento del potere d’acquisto delle classi meno abbienti.
Il settore dell’educazione continua a offrire buone prospettive e, ad esempio, proliferano le iniziative sulla formazione a distanza, ricordando che il Brasile ha sofferto una crisi molto profonda nel 2015 e 2016 ed è uscito da questa crisi solo a fine 2017 registrando un PIL dell’1% (nel 2016 era stato -3,5%). Questo ha portato molta disoccupazione e quindi la riqualificazione per mezzo di formazione legata a nuovi metodi presenta a nostro avviso opportunità da esplorare.
Comunque, le prospettive di crescita del Paese per il 2018-2019 sono del 3% annuo per cui le aspettative sono buone, al di là dell’incertezza legata alle elezioni di ottobre. Il primo trimestre ha mostrato già diverse nuove iniziative di piccole e medie imprese italiane che sono tornate a investire.

Articolo completo:
in Brasile grandi opportunità per le PMI

Business Community

Italian companies, and in particular SMEs, can find a very interesting market in Brazil both for what concerns exports as well as for assistance/support in opening new branches, especially considering that the “Made in Italy” has a very strong value in the country. We talked about it with Graziano Messana, founder of GM Venture, Vice President of the Italian Chamber of Commerce in São Paulo and a lecturer at the Luiss Business School.

Brazil is very broad and with deep differences among its states: why can it represent a new business frontier?

We are talking about a country of continental dimensions that can be compared to the size of Europe or the United States. The state of São Paulo is very developed and produces 32% of Brazil’s GDP.
It is a state where technology has a very rapid reaction and is reflected in the lives of consumers. I mention some examples. The digital receipt linked to a virtual basket of consumers (consumed by indicating the tax code and then receive part of the tax credits through bank credits) has now been in place for several years, encouraging the request for a receipt.
On the transportion level, it’s imporant to highlight the case of Uber that in the last 6 months has traveled more than 500 million people while Cabifly, one of Uber’s competitors, allows to travel by helicopter. We are talking about a state that catalyses 20% of investments in all of South America.
Then there are the northern states of Brazil that are less developed but present good opportunities in the tourism sector, renewable energy and infrastructures.
Historically, in the south of Brazil, various factories have been created and thrived, distributed between the states of Santa Catarina, Paranà, Rio Grande do Sul. The proximity to the hydroelectric plants (responsible for the creation of 75% of the energy) has favored this industrial settlement and I take this opportunity to remember that Brazil has the most “renewable” energy matrix of the industrialized world. The south, especially the state of Rio Grande do Sul, concentrates the majority of wineries in Brazil (1,100 in total) and this is a growing sector, where the per capita consumption is still very low.

What are the opportunities for Italian SMEs?

The opportunities for Italian companies are various. Home automation and digital security solutions are very popular for both residential and commercial applications. The renewable energy sector, and the supplies that revolve around this industry, is growing at double digit rates, somewhat reminiscent of the boom that took place in Europe many years ago.
But even traditional sectors like furniture or fashion are worthy of mention.
Certainly, Italian companies have a big distinguishing element and appeal for Brazilian customers who buy Italian design even at prohibitive cost (in the last 10 years imports from Italy have doubled), while for fashion the appeal is not necessarily determined by luxury. Testment of this is the recent expansion, also occurred during a period of crisis (that we can say has been left behind) of the Intimissimi group.

What are the fiscal and legislative issues that Italian companies can face?

If you start a business from scratch, the procedures for setting up a Brazilian company are not too complex and are very similar to those of an Italian company. The state of São Paulo offers more rapidity according to our experience, and anyways, after the start-up phase, the possibility of opening other branches in other stases still holds. It is important to protect and register brands/patents at the National Institute of Intellectual Property, because the phenomenon of imitations and piracy is still widespread. Regarding the authorizations and fiscal incentives matters, there is a very efficient government arm of São Paulo (SPInveste) which offers a lot of support, especially when a company wants to evaluate a local production project.
At the legislative level, therefore, I do not see much criticality if we talk about a greenfield project (starting from scratch) assuming that Italian companies take proper and informed decisions before formulating the investment and do not discover bottlenecks along the way. More attention instead needs to be paid to acquisitions of existing companies or joint ventures, because we have had several cases in which we had to take remedial action, as foreign partners were not sufficiently guaranteed.
To summarize, I would say that in this last case (acquisitions or joint ventures) the greatest risks regard fiscal or labor liabilities not “intercepted” by the due diligence or deriving from the previous, informal management. In the case of startup projects it is easier to study the tax structure in the analysis / preliminary phase and to start already with the right design. It is advisable to simulate a hypothetical P&L (profit/loss plan) for the first year and also choose the appropriate tax regime (in Brazil you have two options) because you can exercise the option on the choice of regime only once during the year.

For an Italian SME it is better to export or set up business in Brazil?

We have followed more than 50 cases since 2006 that span several sectors. The answer depends a lot on the peculiarity of the product.
However, the strategy to export and be competitive in Brazil is to use a contained FOB (free on board) price, respect the transfer price rules and sell to its Brazilian branch with direct importation, by-passing intermediaries and shortening the chain as much as possible, with the idea of generating profits and distributing the result to the parent company that will be 95% exempt in Italy.
Quite often, the misunderstanding is due to misinformation that leads to the belief that import duties in Brazil double the cost of products. The duties themselves are there and range from 1% to 35%, in some cases we have even obtained a total exemption, but all the other taxes that affect an import can be recovered with a mechanism similar to that of Italian VAT if a branch is opened/present in Brazil.
In some cases, for example, we imported a semi-finished product and finished production here. In industrial segments this is often advisable because we import technology and noble parts from Italy and buy materials such as carpentry or low quality here on site.

Which sectors are expected to grow more in Brazil in the coming years?

As previously mentioned, renewables are growing strongly, the important presence of Enel Green Power is admirable, and in the solar sector only investments of 28 billion euros are expected over the next 15 years.
An important trend concerns the Internet of Things (IoT) which draws a transversal growth in the sectors of hardware and software, industrial automation, agribusiness, health and hospital management, urban mobility.
The beauty and cosmetics sector is worth 33 billion euros (4th market in the world after China, Japan and the USA) and is a market favored by the culture of beauty, the aging population and the increase in purchasing power of lower social classes.
The education sector continues to offer good prospects and, for example, initiatives around the “distance learning” proliferate, also considering that Brazil suffered a very deep crisis in 2015/2016 and came out of this crisis only at the end of 2017 recording a 1% GDP growth (in 2016 it was -3.5%). This has led to a lot of unemployment and therefore requalifications and new training methods present, in our opinion, opportunities to be explored.
In any case, the country’s growth prospects for 2018-2019 are at around 3% a year, so expectations are good, beyond the uncertainty surrounding the October elections. The first quarter has already shown several new initiatives by small and medium-sized Italian companies that have returned to invest.

Full article:
in Brasile grandi opportunità per le PMI

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